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Il gioco d’azzardo patologico (GAP)

Il gioco d’azzardo esiste sin dalla antichità, e si intende una modalità di gioco nel quale si punta del denaro per ottenere un premio e il cui risultato non dipende dalla capacità del giocatore ma dalla fortuna. Nel momento in cui il gioco d’azzardo passa da intrattenimento, volontario e controllabile, ad una forma di dipendenza, sfocia in una patologia psichiatrica.

Il gioco d’azzardo patologico (GAP) è un problema in continuo aumento che coinvolge circa il 2% della popolazione , con prevalenza nel sesso maschile. Il fenomeno ha mutato i suoi connotati, una volta si giocava solo nei casinò, ore si può accedere al gioco anche via internet, oppure nei bar dove ci sono le “macchinette” che mangiano uno o due euro a partita.Nel GAP troviamo le caratteristiche sia del disturbo Ossessivo Compulsivo sia delle tossicodipendenze ovvero una dipendenza da sostanza senza sostanza.
Il disturbo si concretizza in tre fasi: la prima in cui ottenute delle vincite consistenti, il soggetto crede di poter influenzare il gioco, cresce l’autostima e si rinforza la voglia di giocare. Segue una seconda fase della perdita, il soggetto comincia a perdere ingenti somme di denaro, sempre nella convinzione che potrà rifarsi, inizia a procurarsi i soldi in tutti i modi ( talvolta anche con piccoli furti), rincorre le proprie perdite e struttura un quadro di dipendenza con irritabilità, ansia e disforia in caso di allontanamento dal gioco il pensiero è polarizzato sul gioco con compromissione del funzionamento socio-lavorativo. La terza fase è quella della disperazione nella quale la speranza di vincita scompare e si instaura una sindrome ansioso-depressiva in cui il soggetto realizza la condizione in cui si trova e dove vede nella morte l’unica via per liberarsi dal gioco.
Il trattamento del GAP prevede l’integrazione di farmacoterapia, psicoterapia e interventi sociali. Nell’assessment, prima di qualunque trattamento, è necessario stabilire se il soggetto è motivato, solo allora si può procedere con il contratto terapeutico.
Il trattamento farmacologico del GAP non segue delle linee guida precise, ma , in questi ultimi anni si sono usati farmaci come gli antidepressivi, paroxetina, fluvoxamina, clomipramina, a dosaggi elevati, come nel disturbo ossessivo-compulsivo si sono usati anche stabilizzatori del tono dell’umore come il Litio, la carbamazepina e il valproato, utili possono essere le attività di gruppo, come quelle degli alcolisti anonimi, quando il GAP ha intaccato i rapporti familiari può essere utile una terapia di coppia . L’indirizzo psicoterapeutico che maggiormente trae benefici è quello cognitivo-comportamentale .

Dr. Luigi Jodice – Presidente Ass.ne “Volere è Potere”

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